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Emanuele Morganti: una sentenza, mille punti interrogativi

Redazione
Marzo 9, 2022

Sono passati più di tre anni dalla tragedia costata la vita ad Emanuele Morganti. Era la sera del 24 marzo 2017 quando il ragazzo ventenne di Tecchiena finiva vittima di una violenza feroce e insensata a ridosso della piazza Regina Margherita ad Alatri e in Via dei vineri, dove era andato per ballare nel locale Miro Music Club.
A stupire è proprio l’incredulità di quanto accaduto, i cui connotati in parte oscuri non hanno permesso, secondo l’opinione pubblica, di giungere a una verità completa e a una giustizia piena. Soprattutto in ragione del fatto che, attualmente, i tre colpevoli non sono più in carcere. 

Ricordiamo infatti che Michel Fortuna di Frosinone, Paolo Palmisani e Mario Castagnacci di Alatri (quest’ultimi fratellastri), condannati a 14 anni per omicidio preterintenzionale dalla Corte D’Appello, tornano in libertà il 26 maggio 2021 per scadenza dei termini di custodia cautelare. Palmisani e Fortuna (il quale per la precisione viene liberato l’11 giugno 2021), erano già passati ai domiciliari dopo il primo grado di giudizio mentre Castagnacci restava detenuto. Previsto solo l’obbligo di dimora e il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 7 se non per fondati motivi. In merito si attende la pronuncia della Cassazione. La decorrenza dei termini è in ragione dei quattro anni di detenzione dei tre ragazzi, entro i quali il processo non è ancora giunto a conclusione. 

Ad oggi i gradi di giudizio sono stati due. Preceduti da dubbi e un groviglio confuso di circa duecento testimonianze. Ripercorriamo i punti più importanti della vicenda dalla sua genesi, riportando le motivazioni delle sentenze e tenendo conto degli elementi che hanno spinto molti a criticarle.

La notte del 24 marzo 2017 Emanuele Morganti si trova, assieme ai suoi amici e alla fidanzata Ketty Lisi, nel Music Club Miro di Alatri, un locale affiliato al circolo Arci. Il giovane si avvicina al bancone per bere un drink. In quel momento un’incomprensione che scatenerà tutto il caos successivo. Dietro di lui c’è un uomo, Domenico Paniccia, il quale sotto l’effetto di alcolici comincia a spintonare, lanciando addosso ad Emanuele Morganti il contenitore dei salviettini. Lui reagisce. Ne viene fuori un parapiglia e l’istantaneo intervento dei buttafuori, che portano via dal locale Morganti senza badare troppo alle buone maniere. Il ragazzo si lamenta del trattamento subito, rivendicando ad alta voce di non essere stato lui a dare fastidio. Fuori dal locale la scaramuccia continua, si formano due gruppi contrapposti e lì entrano in gioco Mario Castagnacci, il padre Franco Castagnacci e Paolo Palmisani, i quali fanno volare qualche schiaffo. Interviene anche l’amico di Emanuele Gianmarco Ceccani. 

Sono ancora presenti i buttafuori intenti a sedare gli animi. Allora Emanuele fugge nella parte alta della piazza, viene nuovamente colpito e una volta cade. In questa fase ci sono almeno due buttafuori, che quando lontani dal locale escono di scena, non prima di aver disarmato Paolo Palmisani, che aveva preso dalla sua automobile una chiave a L.
Emanuele è nella morsa del branco ed è qui che gli inquirenti fanno risalire la presenza anche di Michel Fortuna.

Correndo e inciampando Morganti viene bloccato da Franco Castagnacci, l’uomo vuole impedirgli di fuggire. Non ci sono prove però che Castagnacci percuota la vittima. Emanuele riesce a divincolarsi e a ritornare nella parte bassa della piazza dove recupera il giubbotto e dice alla sua ragazza di andare via. Ma sulla strada (in Via dei vineri) rivede il gruppo di aggressori. Altra violenza. Nel frangente l’unico a non partecipare alla rissa è Franco Castagnacci, impedendo però di intervenire all’amico di Emanuele Morganti, Gianmarco Ceccani e alla ragazza Ketty. Dopo svariati colpi Emanuele Morganti cade a terra, sbattendo fatalmente la testa sul montante di una macchina (una Skoda). Il colpo finale è sferrato da Michel Fortuna. Ma non ci sono prove che sia stato colpito anche quando era a terra.

Quella sera Franco Castagnacci sarà sentito dai carabinieri. Mentre gli altri aggressori fuggono 

Il 26 marzo 2017 Emanuele Morganti muore. Era stato trasferito d’urgenza a Roma. 

Palmisani e Mario Castagnacci vengono fermati dai carabinieri nella notte tra il 27 e il 28 marzo 2017. Erano in un appartamento di Roma est da un parente. 

Il 10 aprile 2017 Viene messo in stato di fermo Michel Fortuna.

1 giugno 2017: in serata Franco Castagnacci viene arrestato per spaccio di droga. Sarà condannato in primo grado, con il rito abbreviato, a tre anni e otto mesi.

30 ottobre 2017: Franco Castagnacci è arrestato con l’accusa di omicidio volontario, si trovava già in carcere a Velletri per reati legati alla droga. 

Suo figlio Mario era stato arrestato anche lui per possesso di droga la sera prima dell’omicidio di Emanuele Morganti, venendo rilasciato in quanto le autorità avevano ritenuto che quelle dosi (peraltro di quantità ridotta (al contrario di quanto alcune fonti avevano fatto circolare) erano per uso di gruppo.

Vengono indagati per omicidio anche i quattro buttafuori del Miro (Manuel Capoccetta, Damiano Bruni, Michael Ciotoli e Pjetri Xhemal), poi scagionati da ogni accusa. In base alle testimonianze si ipotizzava il ruolo del manganello appartenente a uno degli addetti alla sicurezza Daniele Bruni. Fu lo stesso Bruni a dichiarare ai carabinieri di non aver mai usato quel manganello facendo notare come avesse un aspetto intonso.

A novembre 2017 si chiudono le indagini preliminari.

Il 16 febbraio 2018 l’udienza preliminare. gli avvocati della difesa – composta da Angelo Bucci, Massimiliano Carbone, Bruno Giosuè Naso, Christian Alviani, Tony Ceccarelli e Marilena Colagiacomo per Franco Castagnacci – chiederà di spostare il processo, vista la forte pressione mediatica e il rischio di condizionamento dei testimoni. L’istanza è respinta dalla Cassazione.

Dunque il rinvio a giudizio, dopo l’accoglimento dell’istanza da parte del gip, il 29 giugno 2018. Come chiesto dalla Procura di Frosinone, con l’allora Procuratore capo Giuseppe De Falco e i pm Vittorio Misiti e Adolfo Coletta, l’accusa è di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Puntando all’ergastolo per Michel Fortuna, 28 anni per Mario Castagnacci, 26 a Paolo Palmisani, 24 anni a Franco Castagnacci. La difesa mira a derubricare in rissa aggravata da evento di morte o omicidio preterintenzionale, che comporterebbe una pena ridotta.

La prima udienza in cui si procede a illustrare il processo nel Tribunale di Frosinone si svolge il 19 settembre 2018.

Nel novembre del 2018 i quattro buttafuori vengono scagionati da ogni accusa. Manuel Capoccetta, Damiano Bruni, Pjetri Xhemal e Michael Ciotoli erano accusati di concorso in omicidio, lesioni personali, rissa aggravata e false informazioni. L’archiviazione è disposta dal gip del Tribunale di Frosinone, su richiesta dei tre pubblici ministeri che hanno condotto le indagini.

19 aprile 2019: accolta l’istanza di scarcerazione per Franco Castagnacci, finalizzata ai domiciliari. L’uomo però non lascia subito il carcere perché su di lui pendono due misure di custodia cautelare, una per spaccio di droga, per cui è condannato a tre anni e otto mesi e l’altra per il rischio di inquinamento di prove sull’omicidio Morganti. Decaduto il rischio di inquinamento, dovrà aspettare la sentenza d’Appello sul reato di spaccio, in cui la pena viene ridotta a due anni e mezzo, per poter tornare in libertà. 

Arriva il 26 luglio 2019 la sentenza di primo grado. Tutt’altro rispetto a quanto ci si aspettava. I giudici stabiliscono l’omicidio preterintenzionale, come conseguenza di una rissa e non di un’azione mirata. Dunque la pena sarà equivalente per Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna. A loro vengono inflitti 16 anni. Assolto Franco Castagnacci.

A ribaltare il giudizio l’influenza della giuria popolare. A quanto pare i tre non avevano intenzione di uccidere Emanuele Morganti. Eppure va considerato che il giovane fu picchiato in tre tempi diversi, visti i suoi tentativi di uscire fuori dalla rissa, e aveva visibilmente dato cenno di sofferenza, fino a non poter più resistere all’attacco, picchiando contro il montante dell’automobile. L’atto non fu fulmineo, spiegano i magistrati, e purtroppo aggravato dall’effetto di alcolici e droghe. 

D’altro canto, i 16 anni per omicidio preterintenzionale sono il massimo della pena per quella fattispecie di reato. La decisione quindi lascia scontenti tutti, sia la difesa che l’accusa. Tutto fa pensare a un ricorso in appello presso il tribunale di Roma.

15 ottobre 2019: Paolo Palmisani va ai domiciliari. il 31 ottobre 2019 scattano i domiciliari anche per Michel Fortuna. Resta in carcere Mario Castagnacci.

4 febbraio 2021: la sentenza di secondo grado della Corte D’Appello di Roma, che in sostanza conferma l’inquadramento del tribunale di Frosinone, scontando però la pena ai tre imputati, a cui vengono assegnati 14 anni per omicidio preterintenzionale. Confermata l’assoluzione di Franco Castagnacci.

A differenza della sentenza di primo grado, viene attestato che la rissa si generò fuori dal locale e i due gruppi contrapposti non si formarono già dentro il Miro. Lo sconto di pena solleva grande malcontento. Nelle motivazioni della sentenza la Corte spiega che si lega alla giovane età dei ragazzi, tenendo conto della prospettiva riabilitativa del regime di detenzione.

Tuttavia anche la Corte D’Appello aveva provato a sostenere l’omicidio volontario.

La pena di omicidio preterintenzionale si spiega valutando l’azione – ad esempio le percosse – non identificabile come la causa diretta dell’evento mortale. I consulenti tecnici infatti hanno escluso che l’ultimo colpo, sferrato da Fortuna, abbia potuto determinare lesioni letali. Lesioni letali che anzi sono state provocate dalla caduta di Emanuele sull’automobile. Viene anche escluso “il colpo di grazia”, dato quando il ragazzo era inerme e si nega l’uso di armi o oggetti contundenti. L’indifferenza nei confronti dell’evidente rischio che Morganti, in seguito al pestaggio, potesse morire – anche per una potenziale caduta – non è ritenuto rilevante dai magistrati ai fini della pena. Verrà anzi affermato che lo scopo di tutti e tre, era solo procurare danni. E benché i contorni della rissa aggravata nella valutazione finale sfumeranno, in quanto negli attimi fatali non si potranno più riscontrare chiaramente due gruppi avversi, la sentenza non attribuisce un ruolo preminente nell’esito a uno dei tre colpevoli, siccome ognuno serba una volontà di nuocere equivalente e assimilabile.

Franco Castagnacci sarà assolto perché nessuna delle testimonianze riuscirà ad indicare chiaramente il suo concorso in omicidio. Un teste parlò di una frase da lui pronunciata verso il gruppo: “Accidiglie!” (Uccidilo!), ma di ciò non ci sono prove e lo stesso Gianmarco Ceccani, l’amico di Emanuele che in quegli istanti era bloccato da Castagnacci, dice di non averla udita. Permangono anche i dubbi sul reale ruolo del padre di Mario. Stava tenendo fermo Ceccani per impedirgli di soccorrere l’amico o per non farlo finire nella mischia. Inoltre, nonostante è probabile che all’inizio della rissa Emanuele e Ceccani abbiano colpito Franco Castagnacci, non emerge che quest’ultimo nell’inseguimento dei ragazzi abbia voluto fare violenza su di loro. In un frangente in cui Morganti cade, Castagnacci lo sovrasta ma forse lo aiuta ad alzarsi e ad ogni modo non lo accerchia come fanno gli altri, anzi rimane defilato. Una versione questa che non ha mai convinto la Procura né gli avvocati di parte civile: se la parola “uccidilo” è stata effettivamente pronunciata da Franco – elemento di cui non si ha certezza – e se il suo comportamento sia stato effettivamente ostativo nei confronti degli aiutanti di Emanuele, era ipotizzabile quantomeno il reato di concorso in omicidio. Reato però non applicabile quando a configurarsi è l’omicidio preterintenzionale. Infatti la Cassazione non esaminerà ulteriormente la posizione penale di Franco Castagnacci.

C’è poi un altro aspetto da analizzare sulla pronuncia di Appello. Al netto del fatto che l’orario notturno e le testimonianze non risolutive possano aver inficiato sulla valutazione del caso, l’aggravante per futili motivi non è stato concesso per specifiche ragioni: cioè perché i futili motivi o abietti, non sono stati riconoscibili. L’evento porta con sé, secondo la Corte D’Appello, una natura anomala e la definizione di motivo futile, potrebbe cozzare con ragioni più articolate rimaste in ombra. Ad esempio, la volontà mafiosa di dare “una lezione esemplare” per affermare il proprio potere sul territorio. In tal senso, all’inizio si era pensato anche a un possibile scambio di persona di cui Emanuele è rimasto tragicamente vittima.

Si arriva dunque agli ultimi sviluppi. Il 18 gennaio 2022 è fissata l’udienza in Cassazione per esaminare i ricorsi delle parti. Davanti alla Cassazione anche Franco Castagnacci. Assolto definitivamente dall’accusa di omicidio nei primi due gradi di giudizio, è stato chiamato in causa dalla parte civile per il risarcimento del danno. Su di lui infatti non c’è un processo di natura penale, non essendo stato fatto ricorso su di lui. Per i tre imputati è l’ultimo atto.

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