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Gli animalisti contro la Regione Lazio: le gabbie-trappola per i cinghiali non hanno il marchio CE e i Carabinieri le sequestrano

Cesidio Vano
“Le gabbie trappola installate dalla Regione – ha detto Stefano Fuccello, segretario del partito animalista – sono illegali e rappresentano un pregiudizio per la sicurezza e l’incolumità pubblica e per la stessa tutela del benessere animale”.
Gennaio 24, 2023

“La situazione è grave ma non è seria” avrebbe detto Ennio Flaiano. L’emergenza cinghiali nel Lazio è, sì, un’emergenza ma di serie B. Perché quando c’è un’emergenza si agisce prontamente per la soluzione e non sempre si può lavorare di cesello.

Gabbie-trappola pericolose’ perché prive di marchio europeo

Ma a quanto pare i diritti ‘animali’ sono pari – se non vengono addirittura prima – di quelli ‘umani’. Il Partito Animalista Europeo, infatti, ha denunciato ai Carabinieri le difformità riscontrate nelle gabbie-trappola piazzate dalla Regione per catturare i cinghiali che scorrazzano liberi in centri urbani e periferie di tutto il Lazio. Chiedendo “sicurezza e tutela del benessere animale”, hanno evidenziato come quegli aggeggi fossero abusivi, perché privi “di marcatura CE, della targhetta di identificazione ‘macchina e matricola’, dei dati del fabbricante con le relative specifiche tecniche principali, dell’ente certificatore che ne attesti l’omologazione e dell’organismo notificato” e potevano essere anche un problema per l’incolumità pubblica (oltre che per quella dei cinghiali, certo), mentre – aggiungiamo noi – le famigliole di ungulati a zonzo per le città sono un toccasana per la sicurezza e l’igiene pubblica.

L’emergenza è vera, ma non siamo seri

I cinghiali si aggirano indisturbati e ormai padroni in buona parte dei centri storici – a partire da Roma Capitale – nelle periferie e nelle campagne in quasi tutte le province laziali. Incidenti stradali causati dagli ungulati che attraversano improvvisamente le strade di maggiore transito sono all’ordine del giorno nel Frusinate, come nel Viterbese, come nel Reatino.

I video sui social con le allegre famigliole dei cuginastri di Peppa Pig abbondano e arrivano da ogni angolo della Capitale e delle province. L’emergenza, a dirla tutta, non è solo del Lazio ma si registra anche in molte altre regioni, tanto che il governo ha recentemente approvato una norma che consente alle regioni, dichiarata l’emergenza, di “programmare piani di contenimento di tali animali”. Un giro di parole per non dire che si può autorizzare l’abbattimento dei cinghiali, quanto sono diventati troppi e hanno invaso aree in cui non dovrebbero essere: come cortili degli ospedali o delle scuole, tanto per dirne alcuni.

Meglio i cinghiali in ospedale… che nelle gabbie abusive

All’idea che si potesse sparare ai cinghiali qualcuno però si è fatto reggere: polemiche infinite e questione per il momento accantonata, perché si vota (in Lazio e Lombardia) e nessuno vuol passare per il cacciatore cattivo della favola.

Allora, si è pensato: se non vogliamo – per ora – abbatterli, proviamo a catturali con delle trappole e allontanarli dalle aree abitate. Ma anche qui c’è stato chi non ha gradito. Gli ambientalisti – capaci di bloccare ogni giorno il GRA per salvare il Mondo dal clima impazzito (che relazione ci sarà poi, boh!) – questa volta vogliono che tutte le cose siano fatte con la massima legalità e garanzie per gli animali. E’ capitato allora, come detto, che le gabbie poste per la cattura dei cinghiali siano state ‘bloccate’ dai Carabinieri dopo la denuncia del Partito Animalista Europeo, perché prive del marchio CE (Comunità europea). E’ accaduto a Roma, dove si tenta di allontanare gli esemplari che scorrazzano nei terreni attorno al Policlinico Gemelli. “Le gabbie trappola installate dalla Regione – ha detto Stefano Fuccello, segretario del partito animalista – sono illegali e rappresentano un pregiudizio per la sicurezza e l’incolumità pubblica e per la stessa tutela del benessere animale”. 

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