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L’atto aziendale, la rivoluzione del PD e l’isolamento del capoluogo

Massimo Pizzuti
Il governo del territorio su materie come la sanità, i rifiuti e il servizio idrico impone intese trasversali che soltanto una visione politica può garantire e nobilitare. Nel Partito Democratico l’obiettivo vero rimane la Regione Lazio: il ruolo di Daniele Leodori. Comune di Frosinone: da decenni lo schema è lo stesso, cambiano solo gli interpreti.
Luglio 7, 2024

Questa settimana è stata caratterizzata dall’approvazione dell’atto aziendale della Asl da parte di 42 sindaci (rappresentativi del 60% della popolazione residente in Ciociaria). Una percentuale buona se si considera che a questo tipo di appuntamenti partecipano soprattutto gli amministratori dei centri che hanno delle strutture sanitarie. In secondo luogo va registrato il via libera di Frosinone, Alatri, Anagni, Ceccano, Sora, Pontecorvo. Mancava Cassino perché il sindaco Enzo Salera ha fatto altre considerazioni. Più politiche che di merito considerando che il Santa Scolastica non è stato affatto penalizzato. Anzi.
La dottoressa Sabrina Pulvirenti, commissario straordinario della Asl, ha tenuto la barra dritta su reparti, padiglioni, unità operative complesse e semplici. Diverso il discorso per la conferenza dei sindaci, che non vengono catapultati da Marte o da Giove, ma eletti dai cittadini. E se Frosinone, Alatri, Anagni, Ceccano, Pontecorvo sono amministrati dal centrodestra, la stessa cosa non si può dire per Sora, Isola del Liri, Veroli, Giuliano di Roma e altre realtà. L’atto aziendale è stato approvato per due ragioni essenziali: 1) le scelte effettuate per il futuro vanno nella direzione di un potenziamento dell’offerta sanitaria; 2) in questo territorio esiste sì una maggioranza di centrodestra, che però dialoga con altre realtà sulla base di un confronto necessario, trasversale e positivo.
A dare le carte c’è Fratelli d’Italia per una considerazione perfino banale: è il primo partito del Paese, della regione e della provincia. Inoltre indica il presidente del Lazio e tutti sanno che la sanità è la “regina” delle competenze della Regione. Nel recente passato in tanti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, hanno provato a mettersi di traverso. Per esempio alle provinciali o quando si è votato per la Saf. Lo ha fatto la Lega, lo ha fatto una parte del Pd. Alla fine però prevalgono le logiche che guardano al governo del territorio. Massimo Ruspandini, leader di Fratelli d’Italia, lo ha capito talmente bene che non sbaglia un colpo. Grazie anche al consigliere regionale Daniele Maura, abilissimo a costruire e garantire gli equilibri giusti e vincenti. Francesco De Angelis, leader del Pd, continua a puntare sul realismo e sul pragmatismo ogni volta che si va al rinnovo di un ente intermedio. Il partito e il centrosinistra dovrebbero ringraziarlo perché è per questa strategia che è riuscito a vincere in Comuni come Ferentino e Veroli dove obiettivamente la coalizione non aveva e non ha più i numeri degli anni ruggenti.
La settimana è stata caratterizzata pure dal passaggio di Francesco De Angelis nella corrente del Pd che ha in Dario Franceschini il leader. Parliamo di AreaDem. Al di là di chi c’era e di chi non c’era a Villa Ecetra, siamo in presenza di un’operazione che guarda in prospettiva. Lo stesso Franceschini nel suo intervento ha fatto un importante accenno alla Regione Lazio, “dove Daniele (ndr: Leodori) sta facendo un ottimo lavoro del quale vedremo i risultati”. La sconfitta del febbraio 2023 nel Lazio ha messo fine ad una lunghissima stagione del centrosinistra, caratterizzata da Nicola Zingaretti, Massimiliano Smeriglio, Alessio D’Amato e Daniele Leodori. Ma soltanto quest’ultimo può scrivere una ulteriore pagina politica, con l’obiettivo di provare a riconquistare il Lazio quando si tornerà alle urne. Si tratta però di riorganizzare il partito dappertutto, di varare una nuova politica delle alleanze che venga sperimentata alle comunali, si tratta di iniziare una traversata nel deserto (come dicono gli addetti lavori bravi e informati). Si tratta in una parola di riprendere a fare politica. Allo stesso modo gli accordi nelle assemblee dei sindaci su tematiche come la sanità, i rifiuti e la gestione del servizio idrico richiedono il bisogno di elaborare delle strategie politiche.
Al Comune di Frosinone invece non si fa politica ormai da decenni. Sindaci come Domenico Marzi (due volte), Michele Marini, Nicola Ottaviani (due volte), Riccardo Mastrangeli hanno vinto e governato sulla base di programmi e accordi che hanno fatto e gestito in prima persona. I partiti, tutti e senza eccezioni, si sono dovuti adeguare. Anche per la forza delle diverse liste civiche, sempre trasversali. Ora però quella visione (che non contempla la politica) è in crisi. Non basterà una verifica per mettere le cose a posto.

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