Buongiorno Latina

FdI forza egemone in provincia, Calandrini può andare al governo. Fine del duopolio Fazzone-Durigon

Fratelli d’Italia nel capoluogo conquista il 33,69% alla Camera quadruplicando i consensi rispetto all’8% circa di cinque anni fa. E al Senato la percentuale supera anche il 34%.

Un risultato quasi fotocopia rispetto a quello di tre settimane prima. A Latina praticamente il centrodestra fa il bis con l’affermazione del mini voto del 4 settembre superando il 53% sia alla Camera che al Senato. Il distacco con il centrosinistra appare ancor più vistoso in chiave provinciale. Pd e alleati sono sotto il 20% anche nella somma complessiva delle liste. La dimostrazione che appare ormai al tramonto è il ciclo iniziato nel 2016 che ha visto liste civiche e di centrosinistra prevalere in diverse tornate elettorali amministrative, mai al 20%. 

VERSO L’EGEMONIA DI FDI

Fratelli d’Italia nel capoluogo conquista il 33,69% alla Camera quadruplicando i consensi rispetto all’8% circa di cinque anni fa. E al Senato la percentuale supera anche il 34%. Praticamente oltre 20.000 voti in entrambi i rami del Parlamento contro gli appena 5000 del 2018.  Cinque anni fa fu la Lega a conquistare il capoluogo premiato dal 18% dei consensi. Domenica il Carroccio ha totalizzato il 10,8% alla Camera ed il 9,75% al Senato. Un risultato che non ha impedito però l’ascesa di Giovanna Miele, la giovane dirigente di Latina riuscita ad entrare a Montecitorio, proprio al fotofinish. Ha retto bene invece  Forza Italia che si attesta intorno al 9% (9,11% al Senato e l’8.88% alla Camera), seppur in calo dal momento che 5 anni fa conquistò il 14%. Percentuale che invece ha ottenuto il Pd, che ha sostanzialmente confermato i voti del 2018.  Appena inferiore il dato del M5S che nel complesso si attesta sul 13,8% in chiave provinciale.

CALANDRINI SCALZA DURIGON E FAZZONE

Il dato politico è netto. Nicola Calandrini oggi ha conquistato la golden share della coalizione a livello locale. Per la prima volta il coordinatore provinciale di FdI potrà assumere il ruolo di guida dell’alleanza, verso le prossime regionali e le amministrative di primavera. Con Giorgia Meloni premier, Calandrini potrebbe aspirare anche a qualcosa d’importante nel futuro governo. Anche il ruolo di sottosegretario di un ministero economico. Di certo se ne comincerà a parlare a breve, forse anche prima dell’inizio della legislatura previsto per il 13 ottobre.
Non altrettanto si può dire degli altri due senatori pontini. Claudio Durigon pur rieletto (nel collegio di (Viterbo-Rieti) è uscito fortemente ridimensionato dal voto. La Lega è crollata a Roma (sotto il 5%). Meglio sicuramente Claudio Fazzone, dal momento che FI ha limitato le perdite, fermando quella emorragia di voti che durava fino al 2019. Difficile però che il parlamentare di Fondi possa strappare un incarico di governo in una provincia dove FdI di fatto rappresenta i due terzi dell’intera coalizione. 

IL QUADRO REGIONALE

Il centrodestra si impone nel Lazio e Fratelli d’Italia con la sua affermazione potrebbe stabilire chi, verosimilmente a gennaio, andrà a correre per la presidenza della Regione che, per dieci anni, è stata dominata dal centrosinistra con Nicola Zingaretti in testa. Le urne di domenica stanno restituendo nel territorio la fotografia di una regione che vira a destra con una netta affermazione del partito di Giorgia Meloni. A spoglio ancora in corso, al Senato il centrodestra è con il 45,48% lo schieramento più votato con il risultato di FdI che supera il 31%, FI al 6,97% e Lega al 6,2% e Noi moderati allo 0,41%. Il centrosinistra è al 25,96% con il Pd che supera il 18% e M5S al 14,8%. Alla Camera in tutte e 2 le circoscrizioni, è nettamente davanti il centrodestra, seguito dal centrosinistra e poi dal M5s. Al quarto posto, in entrambe le circoscrizioni, il Terzo Polo. Il primo partito è FdI. Toccherà forse a Francesco Lollobrigida rompere gli indugi nella corsa alla nomination per il ruolo di governatore. I giochi si dovranno fare già nelle prossime settimane se non nei prossimi giorni. A fine gennaio o forse il 5 febbraio si tornerà a votare per il successore di Nicola Zingaretti. E stavolta il centrodestra si presenterà all’appuntamento nel ruolo di favorito. 

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