La proposta

Stop alle chiamate telefoniche indesiderate, il Pd vuole vietarle tutte

Il Pd propone di introdurre in Italia una normativa simile a quelle già in vigore in Olanda e in Repubblica Ceca.

Debora Serrachiani, una dei firmatari della proposta di legge

Stop alle chiamate telefoniche indesiderate dai call-center. Il Pd propone di introdurre in Italia una normativa simile a quelle già in vigore in Olanda e in Repubblica Ceca che vieti a priori di effettuare chiamate di natura commerciale verso numeri telefonici fissi o mobili.

La proposta di legge del gruppo Pd (primi firmatari Piero De Luca, Debora Serracchiani, Anna Ascani) è stata presentata martedì scorso in conferenza stampa alla Camera e punta ad un rovesciamento dell’attuale normativa. Attualmente, infatti, gli utenti che non vogliono ricevere chiamate commerciali indesiderate debbono iscrivere le proprie utenze telefoniche, fisse o mobili, in un apposito registro (il registro delle opposizioni). Registro che gli operatori commerciali dovrebbero consultare prima di effettuare una chiamata. Il sistema però non funziona poiché molti dei call-center utilizzati hanno sede fuori dall’Unione europea e spesso operano con numeri mascherati, usa e getta o irrintracciabili. Le rigorose sanzioni previste sulla carta, lì rimangono e le aziende che si rivolgono a tali call-center, alle brutte – come hanno dimostrato diversi servizi televisivi di Striscia la Notizia – negano ogni coinvolgimento. Anche chi è iscritto al Rpo continua a così a ricevere decine di telefonate ogni giorno.

L’idea del Pd è di fare l’esatto contrario: nessuna telefonata (per fini commerciali, promozione prodotti, materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale) è consentita a meno che non sia l’utente a iscriversi in un apposito registro per autorizzarle!

La proposta di legge, per “l’istituzione del registro delle autorizzazioni alle comunicazioni commerciali e la qualità dei servizi di comunicazione alla clientela” si compone di due articoli ed è stata depositata a Montecitorio il 15 novembre.

“Tutto ruota sul sistema “opt-in” – spiegano i promotori -. Si tratta di un sistema radicalmente diverso rispetto a quello esistente oggi in Italia e negli altri Paesi europei fondato, invece, sul cosiddetto “opt-out”, in virtù del quale un’impresa può effettuare chiamate commerciali senza dover accertare in via preventiva l’esistenza di un consenso esplicito, con il limite dell’esistenza di un’espressa opposizione iscritta dal consumatore in un apposito registro. In altri termini, nel sistema opt-out l’impresa è legittimata a chiamare qualunque numero telefonico di un utente, a meno che il consumatore non abbia dichiarato un’espressa opposizione al riguardo, imponendo dunque al citato consumatore l’onere di attivarsi per far iscrivere la suddetta opposizione nel registro previsto a tale scopo. Al contrario – si legge nella proposta di legge -, il sistema opt-in vieta all’impresa di effettuare chiamate telefoniche salvo che precedentemente non sia stato espresso un apposito consenso da parte del consumatore, sul quale pertanto non ricade l’onere di attivarsi in tale direzione se intende evitare comunicazioni non desiderate”.

“Il secondo articolo della pdl – spiegano dal Pd – punta a stabilire degli standard minimi di qualità dei servizi di comunicazione alla clientela, a garanzia degli interessi dell’utenza dei servizi di prioritaria importanza sotto il profilo socio-economico per i cittadini, quali i servizi di fornitura e distribuzione di acqua e di energia, di trasporto aereo di passeggeri, di trasporto ferroviario di passeggeri, di trasporto marittimo o per vie navigabili interne di passeggeri e di trasporto di passeggeri con autobus o pullman, nonché i servizi postali, i servizi di media audiovisivi ad accesso condizionato a pagamento o in cui la clientela fornisce o si impegna a fornire dati personali, i servizi di comunicazione elettronica, compresi i servizi telefonici, e i servizi finanziari”.

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