Buongiorno Ciociaria

Nel Pd c’è solo ”Roma capoccia”: De Angelis cosa fa? Il 2018 e un quadro politico tutto nuovo

I leader ai quali si vuole garantire l’elezione verranno collocati, per quanto riguarda il Partito Democratico, al primo posto dei listini proporzionali.

Francesco De Angelis

Nel Lazio ci sono 34 collegi plurinominali nei quali si vota con il proporzionale: 22 alla Camera e 12 al Senato. Altri 20 sono uninominali (sistema maggioritario): 14 alla Camera e 6 al Senato. I leader ai quali si vuole garantire l’elezione verranno collocati, per quanto riguarda il Partito Democratico, al primo posto dei listini proporzionali.

LE PROVINCE SEMPRE PERIFERICHE PER IL PARTITO DEMOCRATICO

Possibile che su 34 possibilità non ci sia un posto per Francesco De Angelis? Nella classifica interna i primi tre posti spettano, nell’ordine, al Governatore Nicola Zingaretti, al segretario regionale Bruno Astorre e al deputato e “altro sindaco di Roma” Claudio Mancini. Poi ci sono Massimiliano Valeriani, Roberto Morassut, Marco Vincenzi, Andrea Casu, Enrico Gasbarra, Matteo Orfini. Mentre tra le donne Monica Cirinnà, Patrizia Prestipino, Michela Di Biase, Marta Leonori, Marianna Madia. Considerando anche l’alternanza tra uomo e donna, i capilista uomini saranno 17. Tutti di Roma? Potrebbe anche darsi. Ma quando il Partito Democratico si porrà il problema che nel Lazio ci sono altre quattro province? Nei capoluoghi la situazione è molto preoccupante. Nella recente tornata amministrativa ci sono state sconfitte a Frosinone (la terza consecutiva), Viterbo e Rieti. A Latina si torna alle urne in alcune sezioni con la seria possibilità che Vincenzo Zaccheo (centrodestra) possa ribaltare la situazione nei confronti di Damiano Coletta. Inoltre il Partito Democratico non considera che se nella Capitale non ci fosse stato il doppio turno, avrebbe indossato la fascia tricolore Enrico Michetti. Quindi ci sono le regionali dietro l’angolo, a gennaio. Vincere a Roma è importante, ma non sempre decisivo. Il voto delle province è stato importante sia per Francesco Storace che per Renata Polverini. Non è un elemento da sottovalutare. Nonostante tutto questo ai territori si guarda costantemente dall’alto in basso quando ci sono le elezioni “top”: politiche ed europee. Stavolta Francesco De Angelis non potrà evitare di trarre delle conclusioni al termine della fase delle candidature. La presidenza del Consorzio industriale del Lazio, sicuramente importante e prestigiosa, non può essere considerata blindata. Se alle regionali vince il centrodestra cambia tutto. Pensare Democratico, con De Angelis, esprime i consiglieri regionali Mauro Buschini e Sara Battisti, oltre ad un nutrito gruppo di amministratori comunali. Se la sentiranno di avviare una fase di “ribellione” nel caso De Angelis dovesse essere ancora snobbato per le candidature alle politiche? Anche perché nel frattempo, per la presidenza della Regione Lazio, la situazione sta ulteriormente mutando. Enrico Gasbarra vuole un seggio parlamentare e in questo modo perde terreno nei confronti di Daniele Leodori e Alessio D’Amato, che invece non sono interessati al “paracadute”. Inizialmente posizionato su Leodori, Pensare Democratico si è poi spostato su Gasbarra. Adesso però il quadro è mutato ulteriormente e sarebbe il caso di fare chiarezza. Scegliendo definitivamente tra Leodori (sostenuto da Astorre) e Gasbarra (preferito da Bettini, Gualtieri e Zingaretti). Con Francesco De Angelis chiamato a mettere alla prova le truppe di Pensare Democratico per capire se lo seguirebbero in blocco oppure no.

QUATTRO ANNI COME UN’ERA GEOLOGICA

Per rendersi conto di come siano rapidi e mutevoli i flussi elettorali basta soffermarsi sugli eletti in questo territorio nel 2018, appena quattro anni fa. Il Movimento Cinque Stelle portò 3 parlamentari alla Camera: Luca Frusone però è andato via preferendo continuare il cammino con Luigi Di Maio. Difficilmente potrà essere rieletto a Montecitorio. Enrica Segneri ha annunciato che non si ripresenterà. Ilaria Fontana (che riuscì a battere Mario Abbruzzese nel maggioritario di Cassino alla Camera) sarà sicuramente ricandidata. L’elezione dipenderà dalla posizione nei listini proporzionali: deciderà Giuseppe Conte. Nessun altro. Nella Lega c’era Francesco Zicchieri, adesso passato a Italia Viva di Matteo Renzi. Concorrerà nuovamente, con il Terzo Polo guidato da Carlo Calenda, ma l’elezione sarebbe oltre le “missioni impossibili”. Nella Lega sia Francesca Gerardi che Gianfranco Rufa ce la fecero nel proporzionale, l’imprenditore verolano addirittura a Viterbo. Ma quattro anni fa il Carroccio aveva ben altre percentuali, che nei collegi proporzionali sono fondamentali. Anche per loro percorso in salita anche se Gianfranco Rufa potrebbe ottenere il secondo pass per il Parlamento. L’unico uscente tra i riconfermati con certezza è Massimo Ruspandini, in procinto di traslocare da Palazzo Madama a Montecitorio. Fratelli d’Italia vola nei sondaggi, è accreditato come primo partito, non ha problemi a rimettere in pista tutti gli uscenti, guarda a quello che succede nei territori. Anche in Ciociaria il partito è cresciuto molto, ovunque.
E il senatore di Ceccano si è distinto per lungimiranza ricucendo, a beneficio della coalizione di centrodestra, situazioni che sembravano compromesse. Vedi Frosinone.
Le elezioni del 2018 hanno determinato pure l’uscita dalla scena politica di tre ex parlamentari del Pd: Francesco Scalia, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi. Tutti e tre, che allora erano uscenti, non vennero blindati dal partito: Scalia e Pilozzi vennero candidati in posizione non eleggibile fuori provincia, la Spilabotte, con grande spirito di sacrificio, accettò di competere nel maggioritario del Senato pur sapendo di non avere alcuna possibilità. Per completare il quadro, Francesco De Angelis dovette cedere il passo (e l’elezione) a Claudio Mancini. Una situazione che può prospettarsi anche adesso. Ricapitolando: il Movimento Cinque Stelle sconta il tracollo nazionale, accelerato dall’arrivo al timone dell’avvocato del popolo Giuseppe Conte. Nel centrodestra i rapporti di forza sono cambiati a vantaggio di Fratelli d’Italia, mentre nel Pd si passa da una Piazza Grande ad un Campo largo senza mai soffermarsi su quello che nel frattempo succede. In tanti sono andati via. Diversi ex Pd sono in Azione (Luciano Gatti, Antonello Antonellis, Massimiliano Quadrini, Alessandra Sardellitti) e Italia Viva (Germano Caperna, Valentina Calcagni). Altri si sono fermati: Francesco Scalia. Il motivo? Non ci sono spazi all’interno del partito, nemmeno per Francesco De Angelis quando si tratta di Camera e Senato. Che senso ha andare avanti così?

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