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Frosinone, lo sfogatoio del Question Time non spaventa la maggioranza. Eurorischiatutto: De Angelis e Battisti riflettano

Massimo Pizzuti
Febbraio 7, 2024

La seduta di stasera del consiglio comunale di Frosinone non avrà alcun tipo di ricaduta politica sulla maggioranza. Differente il discorso sul piano dei segnali che qualcuno potrebbe lanciare o sul versante dei rapporti personali. Parliamoci chiaro: la sessione dedicata al question time (risposta immediata alle interrogazioni e alle interpellanze) si è trasformata in qualcosa a metà tra lo “sfogatoio” e i messaggi subliminali. Succede perché all’interno del centrodestra non ci si riunisce quasi più. Ma attenzione, soprattutto perché ogni volta che c’è un summit gli assenti si moltiplicano. I partiti e i gruppi non intervengono perché in questa fase si va avanti a forza di inerzia. Però stasera potrebbero esserci degli “osservati speciali”. Ammesso che siano presenti. Intanto Anselmo Pizzutelli (Lista Mastrangeli) e Giovanni Bortone (Lega), sempre puntuali nelle interrogazioni ad una maggioranza della quale fanno parte a metà. Probabile che su limiti di velocità e “Zone 30 a futura memoria” possano incalzare gli assessori e il sindaco. Maurizio Scaccia, capogruppo di Forza Italia, ha già detto quello che doveva, ricevendo risposte. Il gruppo di Fratelli d’Italia è impegnato nella fase della scelta dell’assessore chiamato a sostituire Fabio Tagliaferri: il question time non è il terreno adatto per iniziative su questo fronte. In realtà si annuncia una seduta noiosa. A meno che non siano le opposizioni a cercare di “accenderla”, ma finora non l’hanno mai fatto. La crisi politica del centrosinistra nel capoluogo è profonda: Pd e Lista Marzi parlano lingue ormai diverse, la Lista Marini guarda a possibile aperture della maggioranza. Inoltre anche qualche consigliere di altre liste potrebbe essere interessato ad un’adesione a partiti del centrodestra. I “rumors” sono diversi e concordanti. Riccardo Mastrangeli per il momento ringrazia. Però il centrodestra per ritrovarsi definitivamente dovrebbe avviare una verifica amministrativa e politica e poi decidere se mettere mano anche ad un rimpasto di giunta. Dopo la nomina del secondo assessore di Fratelli d’Italia.

NEL PD IL FATTORE ZINGARETTI

Ormai sembra definito: Nicola Zingaretti non sarà candidato alle elezioni europee. Stando alle ricostruzioni di autorevoli giornali nazionali, l’ex Governatore resterebbe deputato per poi giocarsi le sue carte nella partita della candidatura a sindaco di Roma. Quello che si fatica a capire è perché Roberto Gualtieri dovrebbe farsi da parte e perché Claudio Mancini e Matteo Orfini dovrebbero dare il “là” a questo cambio della guardia. Ma le vie della politica sono infinite. Certamente però la mancata candidatura alle europee di Zingaretti pone un problema serio al partito in termini di raccolta di voti e di preferenze. Considerando che non scenderà in campo neppure il segretario regionale Daniele Leodori. A questo punto Marta Bonafoni e Massimiliano Valeriani sono i favoriti. Tutti sanno che la percentuale che il Pd riuscirà ad ottenere determinerà il futuro di Elly Schlein come segretario del partito. Sotto al 20% si aprirebbe il processo, sopra il 20% è da vedere. In attesa delle mosse di Dario Franceschini (vero centro di gravità delle correnti Democrat), in diversi riflettono. Sara Battisti, confermata consigliere regionale un anno fa, non ha intenzione di correre per un seggio alle europee. Francesco De Angelis, presidente del partito nel Lazio, neppure. Ma senza candidati locali il Pd rischia molto in Ciociaria. Cinque anni fa si fermò al 16%, tanto al di sotto delle percentuali del partito nel Lazio, nella circoscrizione e in Italia. E’ il peso politico specifico che sta diminuendo a vista d’occhio. Nel Partito Democratico nessuno sembra essersi accorto che in un anno sono state perse tutte le caselle strategiche: Regione Lazio, Saf, Ater, Consorzio industriale. Al quadro vanno aggiunte le troppe sconfitte alle comunali. Senza una reazione e una presa di coscienza. Basta vedere ciò che (non) sta succedendo a Veroli. Forse una mobilitazione alle europee, indipendentemente dalla possibilità di un’elezione a Strasburgo, rappresenta una sorta di ultima spiaggia. De Angelis e Battisti riflettano.

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