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Egato, Baccarini contro Buschini: i retroscena del ricorso al Tar del Comune di Fiuggi

Cesidio Vano
Nelle 25 pagine presentate al Tar, il sindaco Baccarini contesta la creazione degli Egato e la mancanza di titoli da parte di Buschini nel gestire l’ente. Impugna tutti gli atti e richiede l’annullamento
Gennaio 25, 2023
Alioska Baccarini, sindaco di Fiuggi

Il Comune di Fiuggi ha impugnato davanti al Tar tutti gli atti che hanno dato vita all’Egato “Ambiente Frosinone” per la gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone.

Su incarico della giunta comunale, guidata dal sindaco Alioska Baccarini, l’avvocato Fabio Raponi di Latina ha redatto l’atto di censura che è stato notificato lunedì scorso al presidente dell’Egato, Mauro Buschini, e – quali controparti – ai comuni di Fumone e Colle San Magno oltre che alla Provincia di Frosinone.

Mauro Buschini, presidente Egato

Il ricorso è stato presentato entro i 60 giorni utili, dalla pubblicazione sul Burl, della delibera di giunta regionale (la numero 1063/2022) con cui l’esecutivo ha proceduto a individuare le quote di rappresentanza di ogni Comune nell’Egato e chiede l’annullamento, oltre che della stessa delibera, anche di tutti gli atti conseguenti (anche se al momento non conosciuti perché non sono stati ancora pubblicati dall’Egato), compresi sia il decreto di costituzione dell’ente (firmato dal presidente vicario della regione Daniele Leodori) sia l’elezione di Buschini a presidente e del Consiglio direttivo dell’ente, oltre che dello statuto e del bilancio approvati nelle ultime riunioni dall’assemblea dei sindaci.

Il ricorso, inoltre, annuncia già motivi aggiunti di impugnazione, non appena tutti gli atti deliberati saranno resi pubblici.

Egato, lo scontro Baccarini-Girolami finisce in carta bollata

Il sindaco di Fiuggi, Alioska Baccarini, aveva preso fin dal primo momento le distanze dalla fretta e dalle modalità con cui era stato costituito e avviato l’ente. Inoltre, nel Consiglio direttivo dell’Egato – nonostante la contrarietà del primo cittadino – è stata nominata Simona Girolami, assessore del comune termale, subito revocata dalla Giunta da Baccarini, con tanto di strascico polemico sui giornali e l’annuncio del sindaco del ricorso al Tar per le innumerevoli irregolarità che, a suo dire, ci sarebbero negli atti.

Simona Girolami, revocata dal sindaco dopo l’ingresso negli Egato

Il ricorso: “Giunta regionale con poteri limitati”

Per il Comune di Fiuggi e l’avvocato che lo assiste, infatti, la Giunta regionale e il presidente vicario Leodori (in carica dopo le dimissioni di Zingaretti e con soli poteri di ordinaria amministrazione) non avrebbero potuto, proprio per la limitatezza dello stato provvisorio in cui vive l’ente regionale in attesa del nuovo governatore, adottare i provvedimenti che hanno consentito la nascita dell’Egato e l’insediamento degli organi di governo. Quest’ultimi sarebbero, infatti, atti di “straordinaria amministrazione” visto che non vi era alcuna scadenza tassativa da rispettare (tanto è vero che per tutte le altre province del Lazio, l’affare è stato rinviato a dopo la consultazione elettorale).

Le censure agli atti impugnati

La delibera di giunta regionale, poi, finisce censurata anche per la carenza di motivazione in merito ai processi che hanno condotto ad assegnare le varie quote di rappresentanza nell’Egato ad ogni comune. La delibera fissa i parametri di calcolo delle quote (tra estensione del comune, popolazione, presenza di impianti per i rifiuti e dato di raccolta differenziata) ma non sviluppa i calcoli, né consente di verificare la correttezza dei dati forniti. Non una questione di lana caprina, ma fondamentale, poiché, in base a quelle quote, ogni comune dovrà farsi carico dei costi dell’ente e ricaricare quella spesa sulla Tari dei propri cittadini: per il 2023 l’Egato rifiuti prevede di spendere 1,2 milioni di euro che dovranno sborsare i comuni-soci e che quest’ultimi recupereranno con le bollette per l’immondizia pagate dai cittadini. Le quote, inoltre, servono per l’elezione del presidente, per la quale vota ogni singolo comune aderente.

Egato: nel mirino le carenze della delibera su conferimenti e agevolazioni

Oltre alla carenza di motivazione nell’assegnazione delle quote, secondo il ricorso la delibera ometterebbe anche ulteriori determinazioni, che la legge regionale istitutiva degli Egato prevede dovesse fare. Non provvede, ad esempio, all’indicazione e quantificazione dei conferimenti che i comuni dovranno apportare al patrimonio dell’ente e rimette la questione (ma la delega non è prevista dalla normativa) agli stessi comuni; né provvede, come la normativa invece esigeva, ad individuare le agevolazioni sulla Tari spettanti “agli utenti residenti nei comuni in cui hanno sede gli impianti di gestione dei rifiuti”.

Aggregazione di dati e aggregazione di Comuni

Il ricorso prende poi di mira il caso di 10 comuni aderenti (Acquafondata, Belmonte Castello, Gallinaro, Picinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati, Terelle, Vicalvi, Villa Latina e Viticuso) a cui viene assegnata un’unica quota di rappresentanza indivisa (pari al 2,64%). I 10 municipi vengono indicati come “Unione di Comuni Val di Comino”, ma non si tratta di un ente amministrativo esistente: il problema è tutto nella banca dati del Catasto rifiuti dell’Ispra, che contiene i dati della raccolta differenziata necessari per calcolare le quote di rappresentanza. Per quei 10 Comuni, l’Ispra fornisce un unico dato complessivo, perché i valori di raccolta differenziata per quegli enti vengono forniti in forma aggregata: dunque non è possibile avere il dato di raccolta per singolo comune e quindi calcolarne al singola quota. “L’unione” non è quindi un ente amministrativo, ma semplicemente un aggregato di dati.

Egato: le ‘Unioni’ fanno fare tilt alla burocrazia

La comparsa, nel computo delle quote di un’unione dei comuni, non prevista dalla legge mette in crisi la macchina amministrativa regionale. Una soluzione prova a darla il decreto con cui Leodori con convoca i sindaci per la prima assemblea: “se c’è un’unione vota solo il presidente” dice, in sintesi, il provvedimento. Ma la legge stabilisce il contrario: per eleggere il presidente deve votare ogni comune. A Frosinone, dibattuta la questione in assemblea, l’indicazione del decreto viene disattesa e, per l’elezione del presidente, votano anche i comuni che non hanno una quota di rappresentanza assegnata.

Lo strano caso di Alvito

C’è poi, in questo complicato quadro – come evidenzia il ricorso per la creazione degli Egato -, anche lo strano caso del comune di Alvito: il Comune gestisce la raccolta rifiuti con l’Unione Valle di Comino assieme ai centri di San Donato, Settefrati, Vicalvi e Gallinaro. Ma è posto fuori dell’aggregazione con una propria quota. In base ai dati Ispra 2020, Alvito è però con i 10 comuni aggregati (che nel catasto risultano, infatti, essere 11), ma è stato tolto e messo da solo. Quali valori sono stati utilizzati per calcolarne al quota e perché?

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