Buongiorno Latina

Durigon strappa un posto al Senato nell’Alto Lazio e mantiene il controllo del partito. Calandrini verso la Camera, con la Meloni premier può diventare sottosegretario

L'uscita di scena dal governo Draghi aveva indebolito la posizione di Durigon, la cui conduzione del partito a livello regionale era stata messa in discussione da alcuni esponenti sul piano territoriale

Alla fine Claudio Durigon ha deciso di correre nell’Alto Lazio. Almeno questo sembra essere il luogo di destinazione del coordinatore regionale della Lega. Avrà il collegio uninominale del Senato Viterbo-Rieti. Dunque il parlamentare di Latina, si trasferirà da Montecitorio a Palazzo Madama. Una prospettiva che certamente lo rilancia sul piano politico, dopo un anno trascorso più a fari spenti. L’uscita di scena dal governo Draghi aveva indebolito la posizione di Durigon, la cui conduzione del partito a livello regionale era stata messa in discussione da alcuni esponenti sul piano territoriale. A conti fatti però Durigon è uscito dal ‘pantano’ e proprio nel momento più difficile ha saputo rintuzzare gli attacchi soprattutto interni.

RESPINTO L’ASSALTO ALLA LEADERSHIP

Tante le vicissitudini degli ultimi mesi. Sicuramente lo scontro principale con Francesco Zicchieri si è concluso con una vittoria schiacciante del deputato latinense. Uno ‘strappo’ fra i due si è consumato all’inizio del 2022. Zicchieri uscito dalla Lega è approdato con Italia Viva e salvo clamorose sorprese difficilmente potrà tornare a Montecitorio. Problemi si sono manifestati sui territori. Diversi i malumori emersi soprattutto prima delle scorse amministrative. Sono partiti siluri pesanti anche dal litorale romano. Con il senatore William De Vecchis, eletto nel collegio di Fiumicino, che dopo l’abbandono del partito rilasciava frasi di fuoco nei confronti dei ‘generali’ laziali. “La Lega nel Lazio è morta. È stata gestita in maniera scomposta, i dirigenti del Lazio non hanno le caratteristiche per gestire un partito -affermò De Vecchis– non hanno la caratura che meritava una struttura così importante. E il fallimento della gestione Durigon è sotto gli occhi di tutti. La maggior parte dei dirigenti di Durigon non hanno esperienza politica né elettorale. Mai confrontati con le urne. La politica non si inventa, è un esercizio complesso e che va svolto da chi ha esperienza”. Quindi ad aprile il caso Corrotti. La consigliera regionale originaria del sud pontino (ma eletta a Roma) ha deciso di lasciare il Carroccio facendo il suo ingresso in Fratelli d’Italia. La rottura sarebbe dovuta ad uno scontro politico avvenuto con il latinense Tripodi. Un articolo sul web (affaritaliani.it) aveva suscitato una forte irritazione nel gruppo leghista alla Pisana. Si dava per imminente il trasloco della Corrotti in Fratelli d’Italia. Così nell’arco di 48 ore è avvenuto il patatrac. Laura Corrotti attraverso un post su facebook lanciava il suo pesantissimo atto di accusa sulla gestione regionale del partito e nel mirino, oltre a Durigon, era finito soprattutto il capogruppo in Regione, Tripodi, che l’avrebbe ‘cacciata’ dalla commissione dopo l’indiscrezione sul suo addio circolato sul web.
Maggio è iniziato male con Saverio Pagliuso (capogruppo a Pomezia) ed il collega Roberto Vettraino che hanno abbandonato la Lega anch’essi per FdI. Stessa scelta hanno fatto negli ultimi mesi diversi consiglieri municipali capitolini. Fratelli d’Italia d’altronde ha divorato la Lega nella Capitale. In chiave pontina ha fatto discutere la decisione del direttivo di Sabaudia che ha deciso di abbandonare la Lega a marzo. Vittorio Ciaramaglia, esponente di Sabaudia, aveva preso di mira l’intera classe dirigente pontina: “Catapultati in Parlamento dal sistema proporzionale senza preferenze…sul petto i gradi da generale senza mai aver indossato la divisa o sparato un colpo”. 
I risultati delle amministrative di giugno non sono stati esaltanti. Anche l’ultimo sondaggio di Euromedia per il Lazio, prefigura una Lega sotto il 10% in regione. Ad ogni modo Durigon ha ora meno rivali interni ed un partito sostanzialmente ai suoi piedi a livello regionale. 

IL LAZIO TUTTO AL CENTRODESTRA

Stando ad un’analisi dell’Istituto Cattaneo sulle intenzioni di voto e sull’attribuzione dei collegi in vista delle elezioni politiche del 25 settembre non sembrano esserci dubbi: il Lazio e Roma sono completamente in mano al centrodestra. L’istituto ha tenuto conto delle medie dei sondaggi usciti tra la seconda settimana di luglio e la prima di agosto: alla coalizione composta da FdI, Lega e Forza Italia viene attribuito il 46% delle intenzioni di voto, al M5S poco meno dell’11%. Il centrosinistra (Pd, Sinistra Italiana ed Europa Verde) si fermerebbe al 30%, con l’ipotetica – e probabile – lista composta da Italia Viva e Azione al 6%. Nella nostra regione e nello specifico a Roma il trend non è differente. Rispetto alla distribuzione dei seggi e alla contendibilità dei collegi uninominali (quelli, cioè, dove a vincere è un solo candidato che abbia ottenuto un voto in più degli altri, tra tutte le forze politiche presenti), le zone del centrosinistra sono veramente poche. Nel Lazio solo il collegio di Roma Centro, quasi impercettibile a occhio nudo sulla mappa creata dall’istituto di analisi politica. Per il resto, dal sud del Lazio all’area di Rieti e provincia, i collegi vanno da “blindati per il centrodestra” a “contendibili”. Quanto alle candidature Fratelli d’Italia avrà circa la metà dei collegi uninominali. Tra questi anche il collegio di Latina-Aprilia, che come d’altronde ipotizzato già da diversi mesi dovrebbe finire a Nicola Calandrini. Per lui si profila un percorso inverso rispetto a Claudio Durigon: da Palazzo Madama è pronto il trasferimento a Montecitorio. Accanto ai ‘big’ nazionali. Con Giorgia Meloni premier, Calandrini potrebbe aspirare anche a qualcosa d’importante nel futuro governo. Anche il ruolo di sottosegretario di un ministero economico.

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